Raffaele Imperiale è uno dei nomi più noti del narcotraffico internazionale legato alla camorra. Arrestato a Dubai nel 2021, è stato estradato in Italia e ha ricevuto nuove condanne anche nel 2026.
Ci sono boss la cui storia va ben oltre le scartoffie di un tribunale o le singole operazioni delle forze dell’ordine, e Raffaele Imperiale appartiene proprio a questo gruppo. Nato a Castellammare di Stabia il 24 ottobre 1974, è stato indicato dagli investigatori come uno dei broker della cocaina più importanti d’Europa, capace di muoversi tra cartelli sudamericani, clan campani e reti di riciclaggio internazionali.
La sua storia ha sempre colpito anche per un dettaglio quasi da film: il soprannome di “boss dei Van Gogh”. A renderlo celebre fu infatti il ritrovamento, nel 2016, di due dipinti di Vincent van Gogh rubati anni prima al museo di Amsterdam e recuperati in un’abitazione riconducibile al suo ambiente criminale. Da lì in poi il suo nome è rimasto legato non solo alla droga, ma anche a un’immagine di potere e lusso criminale costruita tra opere d’arte, investimenti milionari e beni all’estero.
Raffaele Imperiale: dalla latitanza a Dubai all’arresto e all’estradizione in Italia
Per anni Imperiale è rimasto nell’elenco dei latitanti di massima pericolosità. Il punto di svolta arrivò nell’agosto 2021, quando venne arrestato a Dubai al termine di un’attività coordinata tra autorità italiane ed emiratine. Era ricercato per associazione mafiosa finalizzata al traffico di droga e per altri reati legati al narcotraffico internazionale.

L’estradizione in Italia si concretizzò nel marzo 2022. Una volta rientrato, gli vennero notificati sia una condanna definitiva già passata in giudicato sia nuovi provvedimenti cautelari. È da quel momento che la sua posizione giudiziaria ha ripreso a muoversi con forza nelle aule dei tribunali italiani, riportando al centro delle cronache uno dei nomi più pesanti del narcotraffico campano.
Le condanne, i Van Gogh e il patrimonio accumulato negli anni
Il profilo di Imperiale resta legato soprattutto al ruolo che gli investigatori gli attribuiscono nel traffico di grandi quantitativi di cocaina dal Sud America verso l’Europa, con snodi nei Paesi Bassi, in Spagna e negli Emirati Arabi Uniti. Secondo l’accusa, avrebbe diretto e finanziato una rete transnazionale capace di rifornire anche ambienti vicini al clan Amato-Pagano. Nel luglio 2024 è arrivata una nuova condanna in abbreviato, con contestuale confisca di beni tra cui anche un’isola a Dubai messa a disposizione delle autorità italiane.
Il capitolo più recente è del febbraio 2026, quando la Corte d’Appello di Napoli ha rideterminato la pena infliggendo a Imperiale 22 anni e 20 giorni di reclusione, calcolati insieme ad altre sentenze definitive già esistenti. È anche per questo che il suo nome continua a tornare nelle cronache: perché racchiude tutto quello che rende una figura criminale difficile da dimenticare, dai traffici di droga internazionali alla latitanza di lusso, fino ai Van Gogh nascosti e a un patrimonio enorme accumulato lontano dall’Italia.